COMUNE DI TONARA
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MATERIALI PER LA DISCUSSIONE
PROPOSTA L'INTITOLAZIONE DI UNA VIA DI TONARA A JOE STRUMMER

All’interno dell’abitato del Comune di Tonara ci sono ancora delle strade prive di una denominazione ed abitazioni prive della numerazione civica.
Per questo motivo il Consiglio Comunale di Tonara, nella seduta del 7 luglio 2008, ha proceduto a nominare una Commissione Comunale per la Toponomastica
 con il compito di formulare delle proposte in merito.
Le proposte della commissione dovranno essere valutate ed, eventualmente, approvate dal Consiglio e, quindi, inviate al prefetto per l’autorizzazione di competenza;
La Commissione ha recentemente iniziato i suoi lavori e si presume che, a breve, possa consegnare il suo rapporto al Consiglio Comunale stesso.
In attesa che ciò avvenga non può sfuggire ciò che sta avvenendo nel paese ed, anche, nelle sue "vicinanze".
Un folto gruppo di cittadini ha lanciato l'idea di dedicare una via ad un artista del mondo della musica: John Strummer, cantante, chitarrista e attore britannico del gruppo punk rock The Clash e dopo dei Mescaleros.
Girovagando per Internet è capitato di incontrare un commento di un pubblicista che non può non essere segnalato e fatto conoscere ad un pubblico più vasto dei frequentatori di quel blog proprio per le bellissime considerazioni che mette in campo.
All'autore va il nostro ringraziamento ed apprezzamento.


 TONARA : UNA VIA PER JOHN STRUMMER

BY jeMp
tratto dal BLOG  SU BARRALLICCU

[Tonara]  Settembre 19, 2009
 Questo blog, già tempo fa aveva provato a richiamare l’attenzione dei suoi due o tre lettori sull’importanza dei nomi che si danno alle vie dei nostri paesi.

 Quindi come potevamo non notare e non dare risalto all’originalissima e geniale iniziativa lanciata da un gruppo di cittadini di Tonara?
Intitolare una via del loro paese al grande John Strummer il cantante di una delle band più importanti e seminali della storia della musica rock, i Clash (c’era davvero bisogno di precisarlo? Possibile che qualcuno non sappia chi è John Strummer?).
 Ora, adesso, cosa c’entra un personaggio così, uno dei padri fondatori del punk mondiale con un villaggio di montagna come Tonara?
Apparentemente nulla.
Perché la percezione (mediatica e ideologica) che abbiamo della Sardegna ci porta costantemente ad accostarla ad immagini e simboli delle società rurali tradizioni, pastorali e agricole.
E sembra, dunque così strano, che un villaggio sardo, un villaggio del centro montano dell’isola, cerchi oggi di esprimere se stesso anche attraverso un simbolo (apparentemente) così estraneo all’immagine di identità sarda propagandata dai canali di comunicazione ufficiali e da alcuni romanzi di successo.
Sono così forti e automatici i luoghi comuni relativi alla Sardegna, che siamo portati ogni volta a considerare autenticamente sardo solo ciò che appartiene – secondo le nostre malferme e malfondate conoscenze – alla tradizione.
 È una scelta politica che, ad esempio, esclude dal finanziamento pubblico tutta una Sardegna “alternativa” che scrive, suona, dipinge interpretando con linguaggi e strumenti nuovi il suo ‘essere sardo. Eppure, ci sono e ci sarebbero mille motivi – nascosti tra le maglie della nostra storia, del nostro essere stati – che potrebbero spiegare la naturalità – quasi l’ovvietà – della mobilitazione di Tonara per intitolare una via al grande Strummer.
Questa è un’isola che da sempre ha cullato i germi dell’eresia e dell’insubordinazione alle sue stesse regole patriarcali e oppressive.
La storia della nostra borghesia è una storia di Giani bifronte, un pò biddai e conservatori, un pò urbani e radicali-democratici-anarchici.
I tassi, altissimi, di emigrazione non raccontano solo la storia della disperazione e della povertà di chi è partito.
Raccontano anche la vicenda di coloro – e sono stati tanti, lo sono anche oggi – che cercavano all’estero un luogo dove poter vivere liberi dalle costrizioni che una società dura, reazionaria e patriarcale come quella sarda spesso imponeva ai suoi figli (e in particolare alle sue figlie).
La ribellione al sistema – una ribellione generazionale, ideale, libertaria – ha dunque innervato le scelte di generazioni di sardi e di sarde, da secoli ormai. E lo fa ancora oggi.
 E’ una storia segreta, questa qui, che prelude e che spiega perché adesso in centinaia di villaggi sardi, all’ombra di un nuraghe o dentro una vecchia casa campidanese, centinaia di ragazzi suonino i pezzi dei Clash o quelli dei Doors, scrivano le loro canzoni e incidano le loro autoproduzioni, senza per questo sentirsi meno sardi o figli minori di quest’isola ventosa.
Sognano - ed è un sogno bellissimo – di raccontare la loro isola in un modo diverso da quello tradizionale.
Di fare anche qui da noi quello che band come i Sigur Ros hanno saputo fare con la loro Islanda, o che gente del calibro di Strummer ha fatto con le contestatissime Isole Britanniche
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