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AREA RELATIVA ALLA STORIA,AI RACCONTI, AI MITI, ALLE POESIE
TONARA, LA STORIA,I DOCUMENTI, LE TESTIMONIANZE
Noterelle sul recupero dell'immagine di un paese
... (1982)
di Renato Tore
Immagine complessiva delle città
Nel panorama legislativo italiano esistono diversi riferimenti che
consentono all'amministratore locale ed in generale ai cittadini di affrontare
compiutamente il problema del recupero dell'immagine complessiva delle città .
Certo buona parte di queste disposizioni sono nate per far fronte ai
grandissimi e gravissimi problemi esistenti nelle grandi città e in quei paesi
che assistevano senza controllo al saccheggio dei cosiddetti centri storici ,
ma tali possibilità non sono limitate ad esse poiché vi possono far
riferimento anche i piccoli centri come il nostro.
Grazie a questa norme è
possibile progettare il ricupero all' abitabilità di intere zone malsane
preservandone tuttavia le caratteristiche urbanistiche e architettoniche
.
Oltre a ciò è possibile effettuare un discorso ancora più avanzato in quelle
situazioni ove le condizioni lo permettono,sulla figura complessiva da dare ai
paesaggi urbani.
Una Amministrazione che si cimenta con questo tema dovrebbe
approvare i progetti di questo tipo avviando un processo che permetta il
superamento delle posizioni più superficiali per arrivare a individuare le
potenzialità culturali e politiche che il problema in sé comporta.
L'atteggiamento meno serio sarebbe quello di delegarne ai tecnici la
realizzazione e la gestione concreta .
I progetti di questo genere dovrebbe
essere il risultato di una grande inchiesta e di grandi consultazioni con
diversi Enti , pubblici e privati , da un lato e i cittadini dall'altro .
Questo ci pare essenziale per il semplice motivo che essi sono i principali
soggetti interessati .
Progetto come conseguenza di scelte politiche e
culturali quindi.
Tra i tanti modi di impostare i problemi connessi a quanto
detto ne esistono due che meritano una attenzione maggiore: quello che propone
il RECUPERO tout-court puntando soprattutto alla 'velocità nell'ottenere il
risultato' e quella che mira al 'recupero storicizzato del patrimonio'. Questa
seconda impostazione è certamente la meno facile da perseguire.
Come hanno
affrontato il problema in altre situazioni ?
Molte Amministrazioni , impegnate
a riqualificare l'ambiente urbano, hanno addirittura istituito un assessorato
ad hoc.
L' intenzione generale è di organizzare l'immagine complessiva della
città , non limitarsi ad una semplice operazione di 'maquillage'.
Il concetto di arredo urbano
In effetti,il concetto di arredo può facilmente far nascere la sensazione
di un qualcosa di non esente da velleitarismo, in specie se riferito ad un
paese , un qualcosa in più rispetto ad altri problemi "sostanziali" come
quelli della casa e dell'occupazione .
Peggio ancora se l'intervento riguarda
prevalentemente un nucleo storico al fine di creare qualcosa di "raffinato"
-qualcuno potrebbe dire aristocratico - entro le cerchia dello squallore
,spesso di desolazione , dei rioni periferici di una città o di un paese.
Quando l' Amministrazione tonarese ha avviato e concluso la ristrutturazione
di Viale della Regione in molti hanno pensato questo. Certo non basta
l'obiettivo di ricupero di una parte del centro storico rendendolo più
'trasparente' , occorre porsi anche quello di intervenire con l'arredo nel
resto del Centro storico e in periferia per dare un minimo di senso, di
riconoscibilità a zone , dove , mancando i valori storici ambientali , si
perde la possibilità di orientarsi , di sentirsi a casa , di appropriarsi
dello spazio in cui si vive.
All'interno del discorso sul ricupero del Centro
storico esiste il problema della immagine complessiva del paese e non solo del
suo centro storico o dei suoi centri. All'interno di esso , poi , esiste il
problema dell'arredo urbano o meglio dell'arredo paesano.
ARREDO URBANO indica
genericamente l'insieme delle attrezzature che servono a completare la
funzionalità degli spazi pubblici , come panchine , fontanelle , lampioni ,
paline segnaletiche , colore delle case e delle strutture, verde pubblico ecc.
Il termine arredo si riferisce comunemente alla situazione del paesaggio
urbano come se si trattasse dell'arredamento di un appartamento ed esprime il
significato di quel particolare progetto che si occupa di qualificare in modo
organico e uniforme lo spazio pubblico , sia aperto che coperto , rifinendolo
nei dettagli e dotandolo delle attrezzature che rispondono alle esigenze della
popolazione.
Il progetto di arredo urbano investe molteplici ambiti
disciplinari ; si misura con gli aspetto urbanistici e architettonici del
paese ; tiene conto del regolamento edilizio ;implica conoscenze metodologiche
e tecnologiche nel settore delle comunicazioni visive e della grafica.Occorre
sottolineare , infine , che un'operazione di arredo urbano comporta un
confronto molto delicato con la realtà esistente , con le attrezzature già
presenti , con le qualità "storicizzate" degli spazi, con i materiali
esistenti 'in loco ',con le conoscenze artigianali e industriali locali.
Nella
storia dell'uomo il concetto dell'arredo urbano è esistito sin dal sorgere dei
primi agglomerati urbani. Una città greca e una città romana erano
caratterizzate anche nei più piccoli particolari, come d'altronde anche le
città medioevali , solamente che l'arredo urbano era riservato ,di solito , ai
centri del potere.
E' coi grandi architetti del '400 e grazie al radicale
rinnovamento di varie città che l'arredo urbano si precisa come pedina-chiave
nell'organizzazione di tutti i rioni per subordinarli al nucleo
politico-culturale.
L'avvento dell'industrialismo provoca inurbamenti massicci
che sconvolgono questi equilibri fra le varie parti della città . La
produttività e l'incessante trasformazione dei suoi metodi mutano l'idea
stessa dell'abitare in città. In essa i nuovi quartieri di fabbriche e
dormitori si saldano a fatica coi nuclei storici.
La città si estende come non
mai. Le antiche piazze assumono il ruolo di monumenti isolati entro nuove
costruzioni attuate con linee,materiali,colori nuovi che si differenziano
drasticamente dalle vecchie strutture. Dalla metà dell'800 i grandi centri
affrontano la questione della dotazione urbana: lampioni, fontanelle,
chiostri, stazioni, cassette postali vespasiani , vogliono agevolare i
servizi.
Sul finire del secolo i regolamenti edilizi sottraggono i singoli
centri all'impronta locale, uniformando i risultati. Le cassette postali, ad
esempio, sono identiche in tutto lo Stato e per un'amministrazione comunale è
più facile comprare lampioni sfornati in serie e conta poco se il prototipo
era stato disegnato per un'altra città con vie di un'altra larghezza e con un
altro volume e colore.
La speculazione edilizia provvede,poi, al livellamento
verso il basso , mentre la pubblicità invade lo spazio disponibile e ne crea
di inediti ( le insegne luminose, striscioni ecc.). Cambia ,insomma,il senso
dello spazio. Il messaggio stradale diventa martellamento, tutto si uniforma ,
non trovare punti di riferimento nel paese è la norma. Se quanto detto finora
è storia della generalità dei centri urbani, i problemi che ne derivano sono
vieppiù appesantiti per i piccoli centri come Tonara specialmente per la loro
pretesa di inserirsi nei canali di sviluppo turistico.
Il caso di Tonara
In questo senso sono esemplari le iniziative delle Amministrazioni di molti
piccoli centri del Nord Italia . Nella esperienza di Tonara le vicende storico
- urbanistiche non si sono succedute secondo le sequenze ora indicate , molti
anelli sono stati saltati.
Quindi il compito di orientarsi diventa ancora più
arduo.
Non si trovano tracce di presenze architettoniche - urbanistiche
greche, ne romane, non segnali del vento nuovo spirato con la rivoluzione
rinascimentale , non sconvolgimenti dovuti al primo industrialismo. Una genesi
e storia particolari , dunque.
Nella articolazione urbanistica del paese ,
dislocato - abbarbicato forse - in rioni ben distinti fra loro , si potrebbe
vedere un probabile influsso della cultura urbanistica punica.
Sia che si
propenda per questa affascinante prospettiva sia che si voglia affidare alla
casualità degli avvenimenti la nascita e lo sviluppo storico del paese , noi
crediamo che ci sia la necessità di dover andare più a fondo nella ricerca
prima di ipotecare il futuro del paese.
Senza il conforto di dati certi ,
comunque , ci sembra di poter affermare che il nostro paese ha subito una
metamorfosi radicale passando direttamente da Ospitone al secondo dopoguerra
con poche tappe intermedie .
Un salto brusco da una situazione urbanistica
originale-primordiale allo sconquasso dovuto all'influenza della cultura del
tardo-industrialismo.
Anche a Tonara sono nati i quartieri ghetto , insomma ,
senza che nessuno ne abbia programmato coscientemente la nascita e le
caratteristiche ma piuttosto come il risultato della politica del vivere alla
giornata.
Tonara nella sua collocazione geografica attuale è ,inoltre, il
frutto della proposizione su un altro ambiente geografico di un paese di
origini antichissime di cui , attualmente poco si sa se non che era articolato
anch'esso su 3 o 4 rioni.
Il frazionamento - distinzione rionale - pur
all'interno di un quadro unitario appare come una costante caratteristica
della storia urbanistica - e non solo - di Tonara .
Alcune caratteristiche di
arredo urbano sono evidenziate anche ad un rapido esame della mostra esposta
in Comune.
Da quanto ho detto sin qui è evidente che è necessario approfondire
meglio lo studio della cultura architettonica e paesaggistica del paese anche
in funzione degli aggiustamenti nel Piano Regolatore Generale .
Resta questa
l'unica soluzione possibile per programmare realmente un intervento in un
settore tanto delicato.
Attraverso diverse operazioni speculative , a
decorrere dagli anni '60 , si viene a creare disordinatamente un nuovo
quartiere in modo tale che non ha nulla da invidiare ai sobborghi delle grandi
aree metropolitane.
Si è assistito alla scomparsa di quel poco di
caratteristico che il paese aveva : cortili , selciati , presenza diffusa del
legno ecc.-
Recentemente l'attuale Amministrazione ha impostato una serie di
interventi che hanno come punto qualificante la realizzazione dei muri di
pietra e del selciato. Oltre ad altre questioni, su cui torneremo in seguito,
si nota il solito modo di procedere a tentoni senza un disegno globale ben
definito.
Gli interventi non si rifanno alla tradizione né per i materiali né
per le tecniche adottate; non esiste una scelta univoca dei materiali e degli
stili; in una via viene usata un tipo di pietra e una tecnica , in quella
vicina si usano diversi materiali e diverse tecniche. L'impressione che si
ricava è che lo scopo principale sia quello di voler cancellare il cemento .
Ma questa è una risposta solo a parte delle questioni che si citavano e in
questo modo di operare vediamo riproposta una prassi non molto diversa dal
recente passato .
Se la visione dell'arredo urbano viene ricondotta dall'
Amministrazione locale al semplice rivestimento dei muri di cemento con pietre
( rigorosamente non locali ) e se ,nella fretta dell'agire, essa non perde
tempo a riflettere ,tra le altre cose, sulle caratteristiche storiche del modo
di ''fare arredo " nel nostro paese ( per esempio sulla generale presenza
della malta sui muri delle vecchie case , sull'uso del "nostro cotto " sui
colori particolari ecc.) e che sfruttava le risorse naturali ed umane
prettamente locali , con ciò non vogliamo dire che essa possa essere
responsabilizzata più di tanto poiché , comunque , un suo tentativo l'ha
prodotto .
A mancare sono le analisi e le proposte dei Partiti politici ,
degli organismi culturali , dello stesso Istituto scolastico superiore ,delle
categorie interessate che dimenticano di essere gli attori primari di questo
processo .
Il discorso è ancora aperto.