COMUNE DI TONARA
Firm'in noghe su pè o passizeri custu es'logu santu
Area relativa AL TERRITORIO, ALLA STORIA, ALLA CULTURA, ALL'ARTE
TONARA, GLI AFFRESCHI DI SANT'ANTONIO

di Salvatore Naitza

L'arte per il popolo

Gli affreschi risalirebbero al 1750-60

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L'interesse attuale per i paesi sparsi sulle montagne intorno al Gennargentu è di tipo prevalentemente turistico: un turismo che nasce, in parte, dalla particolare situazione climatica ed ecologica di quei territori. freschi d'estate innevati d'inverno, in parte dalle sugge­stive tradizioni popolari, che il mas-siccio rinnovamento economico ed edilizio non ha del tutto cancellato. Questi aspetti più evidenti, di immediato ed assorbente apprezzamento, ne nascondono tuttavia altri meno appariscenti (noti agli abitanti locali e non sempre valutati nel giusto valore) legati a episodi cultural! del passato e soprattutto all'attività e al gusto artistici. Diverse chiese , con motivi architettonici e arredi di indubbio interesse ,negli abitati e in campagna , sono scomparse; se ne conosce o ricostruisce l’immagine attraverso qualche sbiadita fotografia e la vacillante memoria di anziani "sopravissuti". Di altri monumenti architettonici e figurativi ( compresi gli esempi domestici e urbanistici) permangono residui rovinati o manipolati, quasi illeggibili nella loro testualità organica. Per convincersi di ciò è sufficiente compiere un pellegrinaggio , più attento e pausato di quanto solitamente succede , per esempio ad Atzara ,Gavoi , Fonni, Desulo. per citare i centri che più vividamente mi ritornano alla mente. Non sarebbe male se un interesse ,anche turistico , ma maggiormente rivolto alla scoperta di questi importanti segreti della montagna sarda, si diffondesse nella coscienza della gente , a livello degli spostamenti di massa , e non restasse racchiuso entro lo sparuto gruppetto di taluni operatori culturali, tutto sommato impotenti contro gli scempi che sempre più rapidamente vengono consumati…..
Se...
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Se ….. viene elevata una protesta ogni volta che è necessario di fronte ad opere abbandonate e fatiscenti o, peggio, a interventi che fanno rabbrividire: se le popolazioni locali trovassero il dito del forestiero puntato su quegli autentici beni culturali , misconosciuti per noia abitudinaria o incapacità di valutazione, forse si potrebbe sperare, con qualche ottimismo, in una conservazione di oggetti artistici che rappresentano la memoria del proprio passato e , talvolta, la chiave di lettura di comportamenti sociali oggi irreprensibili per la dissociazione barbaricina sempre più dilagante nelle nostre comunità.
Prime osservazioni sui dipinti
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Ma lasciando da parte queste considerazioni atrabiliari, veniamo allo scopo di questa nota : segnalare alcuni dipinti murali che esistono ancora, fortunosamente , nella chiesa di S.Antonio da Padova , a Tonara. Ecco: riprendendo le prime osservazioni : chi arrivasse in questo bel centro , situato a quasi mille metri d’altitudine alle falde boscose del Gennargentu ,oltre la ricerca dei tappeti, dei prosciutti,del pane, oltre le passeggiate alla sorgente di Galusè o tra i castagni, oltre la simpatica , ospitalissima e non di rado alcolica compagnia dei tonaresi, dovrebbe proporsi una visita a detta chiesa e prendere visione delle tempere murali del presbiterio, raffiguranti scene della vita del Santo risalenti al XVIII sec.
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La chiesetta non presenta nulla di notevole dal punto di vista architettonico ma nel suo insieme rimane un pezzo esemplare di certi modelli costruttivi di sapore rustico che ancora nel seicento e persino nel settecento combinavano qualche novità con una mai estinta tradizione gotica. L'elemento più incongruo, ma non privo di suggestione e la facciata di carattere "colto" e neo -classicheggiante, forse rifatta nell'Ottocento.
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Probabilmente, in altri tempi la chiesa nella quale si incentra la festa grande dei tonaresi, restava ai margini dei tre più grossi agglomerati in cui si suddivideva il paese e costituiva il punto d'incontro della comunità. Oggi è, se non erro, affidata a una confraternita e officiata in determinate occasioni: la si può, pertanto, visitare chiedendo il permesso al Rettore della Parrocchiale e assicurarsi la disponibilità di una gentile signora che custodisce la chiave. Torniamo ai dipinti. Essi non presentano date. E possibile comunque arrivare a una datazione abbastanza precisa e addirittura all’attribuzione a un determinato artista per via di confronto
Comparazione
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La comparazione si deve fare con i dipinti murali, più sviluppati e importanti, che si vedono a Fonni nella Basilica della Madonna dei Martiri, nell'Oratorio di S.Michele e nell'annesso convento dei Minori Osservanti. Le pitture di Fonni risalgono, per la maggior parte, alla prima meta del '700 (l’ultima data leggibile è quella del 1760, nella cappella di S.Francesco ) e furono eseguite da due artisti sardi (pare di origine genovese) padre e figlio: Pietro Antonio e Gregorio Are, molto attivi in tutta la Sardegna centrale e soprattutto nei più importanti paesi intorno al Gennargentu. Le affinità tra i due ,legati verosimilmente anche da un rapporto da maestro ad llievo, risultano più che evidenti e molti brani sono dipinti, come si suol dire, "a quattro mani".
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Tuttavia si possono facilmente individuare tra loro sia perché esistono documenti d'archivio che precisano i rispettivi ruoli e le commissioni che ricevettero, sia perché sono presenti nelle opere tratti stilistici e di atteggiamento culturale che mi sembrano inconfondibili. Non è il caso di descrivere gli 'affreschi".
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Molto sommariamente dirò che rappresentano storie della creazione del mondo, la cacciata degli angeli ribelli, i tre regni, l’oltretomba, episodi della vita di S.Francesco e di S.Efisio, teorie di martiri etc.
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Mi sembra però importante sottolineare le differenze tra Pietro Antonio e Gregorio Are, per poter giungere ad attribuire più solidamente i dipinti di Tonara. che devono essere riportati alla loro attività artistica. Una prima differenza tra i due sta nell’atteggiamento culturale, nel carattere della loro immaginazione . Pietro Antonio appare più disposto a prendere sul serio le cose, a dare perciò solennità alle storie e ad eliminare , quindi, ironia e divertimento dai personaggi. Al contrario, Gregorio si espande in una sorta di allucinazione tra mistica e demoniaca, bizzarra e sregolata, percorsa da venature caustiche, corriva, poi, ai toni popolareschi sebbene senza volgarità . II primo, pertanto, è alquanto paludato, preferisce il linguaggio classico e sfuma le presenze minori quando per esigenze di messaggio deve indulgere al mondo popolare ; il suo disegno è controllato e scolastico , attento ai grandi modelli della tradizione italiana che mostra di conoscere sufficientemente. Il secondo traduce figurativamente le situazioni in termini quasi caricaturali, che non arrivano mai, peraltro, all’irriverenza;anche i suoi modi sono più abbreviati e nonostante la maestria del pittore relativamente aggiornato , riusa tranquillamente soluzioni medievali.

Riciclaggio
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E’ questo "riciclaggio" di una "imagerie" del passato , l’intonazione popolaresca e l’evocazione di una meravigliosa dai caratteri favolistica e al tempo stesso elementari che si ritrova , infine, nei dipinti del presbitero del S.Antonio di Tonara.
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Qui è presente , ancora, quello stesso gusto decorativo che sembra rifarsi , con una certa semplificazione ,ai motivi ornamentali correnti sui libri ,specialmente nei messali e in quelli devozionali ,con una chiara ispirazione ai vegetali e alle grottesche. Da tali elementi di riscontro si deve dedurre che autore delle pitture tonaresi sia proprio Gregorio Are e , facendo riferimento alla data del 1760 segnata nella cappella di Fonni , i cui elementi figurativi ricompaiono qui , si deve arrivare a una datazione intorno agli stessi anni. tra il 1750 e il 1760.
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